RELINQUERE
 

Lasciare… abbandonare…no, ancora no.

Proseguiamo, intrepidi portatori di noi stessi, incespicando tra gli eventi del vivere, avanziamo sotto il peso di quanto vorremmo conservare per sempre... non dimenticare, non abbandonare, non perdere…

Inevitabilmente, qualcosa dal nostro carico cade leggero, s’inabissa tra la polvere dell’oblio e i passi ci conducono altrove, lontano, ecco abbiamo lasciato.

Che sia un desiderio, un pensiero, un ricordo, un sogno, un credo, l’abbiamo abbandonato, è sommerso.

Nemmeno si vede un’increspatura, una piega, sulla superficie spazzata dal vento aspro dei nostri “non so”… invece sapevamo...prima.

Rimane lì sotto, silenzioso.

Capita a volte, per un caso, di ritornare ad esplorare zone già battute e ritrovare con sorpresa la sua forma modificata dal tempo.

 

Quando pronunciamo la parola relitto, nell’immaginario di molti, compare lo scheletro di una nave adagiata su un fianco, sul fondale marino, lambita dalle correnti, controluce, abbandonata, riparo e scenario inconsueto per banchi di pesci. 

Tante persone dicono che i relitti sono impressionanti, che provocano sentimenti di angoscia e tristezza.

Possiedono invece una loro bellezza, poiché hanno rinunciato ad essere ciò che erano senza timore, affidandosi al divenire, riuscendo a rappresentare la fluidità del vivere, senza strappi.

Questi ultimi lavori sono un tributo al concetto di relitto.

Trovo che la contemporaneità produca incessantemente relitti di ogni genere etici, culturali, materiali… ce ne dimentichiamo, per osservarli poi con distacco e un sottile disagio.

Vediamo forse che in quei relitti c’è una parte di noi? Ci chiediamo mai se, pezzo dopo pezzo, anche noi, lievemente ricoperti di alghe setose, ci stiamo adagiando sul fianco del nostro personale divenire?

Cosa sarà tutta la nostra breve storia se non un piccolo relitto temporale?

Allora mi domando se la nave non sia comunque nave anche in fondo al mare, la sola differenza sta nell’azione del navigare che non può più compiere.

Forse nell’immenso mare del divenire non è così importante navigare…


 
 
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